Frosinone – L’estate è la stagione delle piscine, dei centri estivi e delle giornate trascorse in acqua. Ma proprio in queste settimane, gli episodi avvenuti nel Lazio hanno riportato l’attenzione sui rischi legati agli impianti di trattamento e disinfezione dell’acqua, soprattutto quando si verificano guasti, errori nel dosaggio o anomalie nella gestione dei prodotti chimici.

A giugno, a Boville Ernica, cinque bambini tra gli 8 e i 10 anni sono finiti in ospedale dopo un incidente verificatosi in un centro estivo. Secondo le ricostruzioni, un’avaria meccanica avrebbe interessato la pompa dell’impianto utilizzato per il trattamento del cloro della piscina. 

Un episodio analogo, ma con un numero ancora maggiore di persone coinvolte, si è verificato il 19 luglio a Mentana. Una forte esalazione di cloro proveniente da una piscina ha provocato malori a otto bagnanti, tra cui diversi bambini e ragazzi. Un bambino di 5 anni è stato trasportato in ospedale in codice rosso, mentre altri quattro minori, di età compresa tra i 10 e i 15 anni, e tre adulti sono stati ricoverati in codice giallo. Complessivamente, circa cinquanta persone presenti nella struttura sono state evacuate e il circolo sportivo è stato temporaneamente chiuso. 

Due episodi diversi per dinamica, ma accomunati dalla presenza di un impianto di trattamento chimico dell’acqua e dalla possibilità che un malfunzionamento possa determinare la fuoriuscita di sostanze irritanti o pericolose.

Il cloro, nelle quantità e nelle modalità previste per la disinfezione delle acque, è normalmente utilizzato proprio per garantire la sicurezza microbiologica delle piscine. Il problema può però insorgere quando si verificano anomalie nei sistemi di dosaggio, guasti agli impianti o il contatto tra sostanze chimiche incompatibili. In determinate condizioni, infatti, la reazione tra prodotti utilizzati per la disinfezione e correttori di acidità può provocare la liberazione di cloro gassoso, una sostanza tossica per inalazione. L’esposizione può causare irritazione e ustioni a occhi, naso, gola e vie respiratorie, con sintomi come bruciore intenso, tosse, difficoltà respiratoria, nausea e vomito. Nei casi più importanti possono verificarsi conseguenze più gravi a carico dell’apparato respiratorio. 

Il rischio, dunque, non è legato semplicemente alla presenza del cloro nell’acqua della piscina. A determinare situazioni di pericolo possono essere soprattutto le modalità di gestione dei prodotti chimici e il corretto funzionamento degli impianti destinati al loro dosaggio e alla loro distribuzione. La cronaca delle ultime settimane mostra come il problema possa riguardare strutture diverse: da un centro estivo frequentato da bambini, come nel caso di Boville Ernica, a un circolo sportivo con decine di persone presenti, come accaduto a Mentana.

In entrambi i casi, l’intervento tempestivo dei soccorsi e l’evacuazione delle strutture hanno consentito di mettere in sicurezza le persone presenti. Restano però gli accertamenti sulle cause e sulla corretta gestione degli impianti. Con l’aumento delle presenze nelle piscine durante i mesi più caldi, il tema della sicurezza degli impianti assume quindi un’importanza particolare. La manutenzione delle apparecchiature, il controllo dei sistemi di dosaggio e la corretta gestione e conservazione dei prodotti chimici rappresentano elementi fondamentali per prevenire incidenti.

L’estate porta milioni di persone nelle piscine, soprattutto bambini che frequentano centri estivi e strutture sportive. E proprio gli episodi di Boville Ernica e Mentana ricordano che, dietro un’attività quotidiana e apparentemente sicura come una giornata in piscina, esistono anche impianti tecnici che richiedono controlli costanti e una gestione rigorosa.

By Daniel Wege

Consultor HAZOP Especializado em IA | 20+ Anos Transformando Riscos em Resultados | Experiência Global: PETROBRAS, SAIPEM e WALMART