WSP Photography è lieta di presentare l’inaugurazione della mostra fotografica “Vite senza tempo” di Cinzia
Canneri (World Press Photo 2025) che si terrà sabato 9 maggio, alle 19, in via Costanzo Cloro 58.
In un paese, l’Afghanistan, che continua a fare i conti con quarant’anni di crisi e conflitti e che vede più della
metà della popolazione aver bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere, il tempo sembra essersi fermato, in
alcuni contesti persino non essere mai esistito.
La fotografa Cinzia Canneri, nel 2025 ha visitato il Sud dell’Afghanistan insieme all’organizzazione umanitaria Intersos, catturando la vita quotidiana delle donne che vivono nelle regioni di Zabul e Uruzgan, in case di terra e fango, tra le montagne completamente isolate dal mondo quando nevica. Donne che non conoscono la loro età e non hanno percezione del futuro. Donne per le quali il tempo è scandito da giornate sempre uguali e che hanno come unico obiettivo la sopravvivenza dei figli.
Nelle foto della Canneri c’è però anche tanta resilienza. Ci sono volti stanchi ma anche sorrisi. Pelle invecchiata precocemente ma anche occhi luminosi. Nelle sue immagini c’è il tempo cristallizzato ma anche tanta forza: quella delle donne che lavorano per le donne. C’è la determinazione e la resilienza delle operatrici umanitarie afgane che si prendono cura delle altre donne.
Intersos in Afghanistan
Intersos è un’organizzazione umanitaria internazionale, nata in Italia nel ’92 e con sede a Roma, che opera in prima linea, in contesti di guerra, violenza, povertà estrema, disastri naturali o causati dall’essere umano, attualmente in 23 paesi. È in Afghanistan dal 2001 e oggi, con il sostegno dell’Unione Europea, porta assistenza umanitaria soprattutto nelle aree remote come quelle delle provincie di Uruzgan e di Zabul, molto difficili da raggiungere e non coperte dai servizi essenziali. Le attività si concentrano sulla malnutrizione, sulla salute materno-infantile e sulla protezione umanitaria e l’assistenza psicologica di donne e bambini che vivono in comunità particolarmente vulnerabili.
In Afghanistan, nonostante il divieto per le donne di lavorare, le operatrici Intersos riescono ancora a svolgere le proprie attività grazie alla deroga sul settore sanitario. Il contributo delle dottoresse, ostetriche, infermiere, psicologhe, è essenziale per la sopravvivenza delle altre donne che altrimenti non avrebbero punti di riferimento, non potrebbero essere assistite durante la gravidanza e il parto, non potrebbero far vaccinare e curare i loro bambini.
Gli operatori di Intersos restano come non mai convinti della centralità del ruolo attivo delle donne che,
ancora oggi, rappresentano circa il 50% dello staff nel Paese, e dell’imprescindibilità del loro contributo
all’azione umanitaria e, in genere, alla crescita della società afgana.
